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NEL VERDE CUORE DEL BOSCO
Il sentiero aveva inizio dal prato che circondava un vecchio fienile e scendeva irto di rovi e disseminato di radici sporgenti, seguendo il sonoro scorrere di rivoli d'acqua.
In fondo alla discesa, quei rivoli si raccoglievano in un piccolo ruscello dal quale, come una sorta di ponte naturale, affioravano alcune pietre che permettevano di attraversarlo.
Pochi passi e il grembo silenzioso del bosco ci accolse con la sua ombra, che mitigava un poco la calura estiva.
Tutt'intorno, la vegetazione appariva rigogliosa, composta da arbusti, conifere e alberi latifoglie sui quali erano aggrappate alcune piante che ricordavano vagamente le liane d'una foresta pluviale.
Felci di svariate dimensioni popolavano il sottobosco dove cresceva copioso un muschio soffice e chiaro.
Il suo odore penetrante di terra bagnata colpiva intensamente le narici, invitando ad appoggiarvi la mano per percepirne la morbidezza e la fresca umidità.
Il sentiero cominciò a salire, snodandosi in mezzo a pini e abeti, i cui aghi formavano sul suolo boschivo un tappeto del color della ruggine.
Le tempeste dei giorni precedenti avevano divelto diversi alberi d'alto fusto, che sbarravano il cammino, ma tra l'intreccio dei rami trovammo un varco che ci permise di proseguire.
Intanto, la via si era fatta meno ripida e poco dopo, come spuntata per incanto da un verde pianoro, si stagliò alla nostra sinistra la scoscesa parete di una palestra di roccia.
Fu inevitabile una breve sosta per ammirare la maestria con la quale un giovane climber affrontava le difficoltà della falesia.
Ne approfittammo per dissetarci con l'acqua di una sorgente che sgorgava limpida dai sassi ai piedi della rupe e sentirla scorrere nella gola ci procurò una gradevole sensazione di freschezza, donandoci un attimo di ristoro.
Poco più in là crescevano numerosi cespugli di lamponi selvatici. Come avremmo potuto rinunciare al loro intenso e dolce sapore!
Lasciato, poi, l'assolato pianoro alle nostre spalle, ci inoltrammo nuovamente nel folto del bosco.
Nel frattempo, si era alzato un vento leggero che muoveva dolcemente le fronde sopra di noi, rendendo più piacevole la camminata.
D'un tratto, accanto al tronco di un alto larice, scorgemmo una testolina rossa punteggiata di bianco, che faceva capolino tra il muschio e le erbe del sottobosco.
Era un'amanita muscaria, fungo velenoso, ma al tempo stesso bellissimo, quasi sempre presente nelle illustrazioni dei libri di fiabe.
Rammentando un vecchio detto, secondo il quale questi funghi segnalerebbero la presenza di gustosi porcini, aguzzammo la vista e in una piccola conca nel terreno ecco apparirne uno. E non era l'unico.
Fu bellissimo trovarne così tanti in uno spazio davvero limitato, ma le sorprese non erano finite.
In lontananza, una macchia gialla rivelò la presenza di una grande quantità di gallinacci. Più si spostava l'erba con le mani e più ne saltavano fuori.
Non era affatto un'esperienza nuova la raccolta dei funghi, ma dentro di me pensai che ogni volta suscitava in noi la stessa euforia, un' emozione tutta da vivere.
Ormai si era fatto tardi ed era giunta l'ora di rincasare.
Dopo aver raggiunto l'automobile, mi girai verso il bosco e, con l'assurda sensazione che potesse quasi leggermi nella mente, gli rivolsi un pensiero di gratitudine per i suoi doni e per aver potuto trascorrere, nel suo verde cuore, momenti di assoluta tranquillità e spensieratezza.